NEWSLETTER n.58 di giugno 2026
Si è svolto a marzo il censimento dell'aquila reale nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. L'attività, realizzata con il coordinamento di Jacopo Angelini dell'associazione A.L.T.U.R.A. e con la collaborazione di ornitologi volontari e personale dei Carabinieri Forestali, ha riguardato per la prima volta l'intero Appennino umbro-marchigiano. Con una apertura alare che può superare i due metri, l'aquila reale è l'uccello rapace più maestoso del Parco, dove ha avuto una crescita sorprendente, passando da appena 2 coppie nidificanti nel 1993 (anno di istituzione del Parco) alle 8 coppie accertate nel 2025, con una densità tra le più alte degli Appennini. A inizio primavera le aquile iniziano le attività di accoppiamento e di preparazione del nido, posto su pareti rocciose inaccessibili; è quindi questo il periodo più adatto per osservarne e contarne le coppie nel loro territorio.
Tra i fattori che hanno favorito la crescita della popolazione di questi rapaci ci sono l'aumento di sensibilità per la conservazione della biodiversità, il maggior controllo assicurato nel territorio dell'area protetta e l'aumento di prede, quali lepri, volpi e piccoli di ungulati, tra cui il camoscio appenninico reintrodotto nel 2008. Restano però fattori di rischio e tra le cause di morte ci sono ancora il bracconaggio e l'elettrocuzione per contatto con linee elettriche. Su questo aspetto il Parco ha favorito nel corso degli anni l’interramento o la messa in sicurezza di elettrodotti aerei, e le linee più moderne sono costituite da cavi isolati da guaine e quindi sicuri nei confronti degli uccelli di grandi dimensioni; tuttavia, le linee più vecchie, anche se localizzate fuori dai confini del Parco, rappresentano dei rischi: proprio lo scorso 18 febbraio, infatti, è stato recuperato un individuo di aquila reale morto per elettrocuzione nelle campagne di Gualdo. L’aquila reale è una specie protetta nell’intera Unione Europea e svolge un importante ruolo ecologico come specie al vertice della rete alimentare, migliorando le popolazioni di animali preda e come “spazzino” che, nutrendosi anche di animali morti, contribuisce a sanificare gli ecosistemi.
Al censimento ha partecipato anche il Commissario Straordinario del Parco Ing. Corrado Perugini che ha dichiarato: «La presenza di questo magnifico rapace è indice di buona salute di tutto l’ambiente, ma rappresenta anche uno straordinario elemento di valorizzazione del territorio. Osservare il suo volo tra le vette dei Sibillini è una emozione unica e un motivo in più per visitare il Parco in tutte le stagioni». I risultati definitivi del censimento, che potranno auspicabilmente confermare il numero di 8 coppie di aquile reali registrate lo scorso anno, saranno disponibili entro breve tempo.
Appartiene a Nanni il primo attestato di percorrenza di un sentiero ufficiale rilasciato dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini. È ora possibile per il visitatore, tramite l'Oracolo Sibilla IA, registrare il momento di partenza e conclusione del percorso semplicemente inquadrando i QR code presenti nelle bacheche dei Sentieri Natura. La sperimentazione, inizialmente attiva solo sui Sentieri Natura, è stata estesa nei giorni scorsi anche al Grande Anello dei Sibillini, un cammino di 124 km che abbraccia l’intera dorsale montuosa del Parco. Entro l’estate sarà operativa su tutti gli altri itinerari.
Per richiedere il certificato è sufficiente concludere il percorso e compilare un form attraverso il quale, oltre a segnalare il gradimento dell'itinerario, potranno essere inviati suggerimenti e/o rilievi. Inoltre, spuntando un apposito flag, il visitatore potrà decidere se lasciare traccia della visita sul Libro dei Visitatori (consultabile direttamente sulla pagina web di presentazione dei singoli itinerari) registrando il proprio nome, la data, i tempi di percorrenza. Terminata la compilazione del form, il sistema, che non memorizza alcun dato personale, genererà l'attestato richiesto che potrà essere scaricato direttamente sul dispositivo mobile. Esattamente ciò che ha fatto il signor Nanni il quale ha completato il Sentiero Natura di Visso il giorno 14 marzo 2026 in 2 ore e 14 minuti dichiarandosi "molto soddisfatto". Altri, nelle scorse settimane, hanno seguito il suo esempio: Stefano, Luciana, Massimo… tutti escursionisti esperti che hanno apprezzato questa iniziativa.
«Si tratta di una modalità di relazione innovativa, dinamica e coinvolgente tra il Parco, ossia la natura e i paesaggi, e il visitatore» sottolinea il Commissario dell'Ente, Corrado Perugini. «Con questo strumento non solo rilasciamo un certificato che attesta la percorrenza di un sentiero, ma creiamo un rapporto diretto con le persone che vengono a visitare il Parco offrendo loro la possibilità di esprimere commenti e osservazioni sul gradimento dell'esperienza naturalistica. Un passo avanti verso una frequentazione sempre più consapevole e sostenibile del territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini».
Dalla tutela genetica al ripristino degli habitat fluviali, passando per il coinvolgimento diretto di pescatori e comunità locali: il progetto europeo LIFE STREAMS, cofinanziato dal programma Life dell’Unione Europea e coordinato dal Parco Nazionale della Maiella, si chiude lasciando un segno concreto nella salvaguardia della trota mediterranea. Parliamo di una specie sempre più rara, classificata in Italia “in pericolo critico” perché minacciata da contesti ambientali compromessi, cambiamenti climatici nonché ibridazione e competizione con specie aliene.
Il progetto Wolfnext prevede attività di monitoraggio del lupo mediante metodi naturalistici come il wolf howling e snow tracking, foto/video trappole e localizzazione radiotelemetrica e satellitare. Le attività avviate nel 2014 nell'ambito di un progetto finanziato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica hanno lo scopo di migliorare la conservazione del lupo, specie prioritaria di interesse comunitario, privilegiando azioni coordinate con altri parchi appenninici. Dopo l'ultimo censimento si stima la presenza del lupo nel territorio del parco in circa 60/70 esemplari.
L’incontro conclusivo si è tenuto a Roma nei giorni scorsi e ha visto la partecipazione del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, partner del progetto. LIFE STREAMS ha infatti affrontato il problema su scala nazionale, intervenendo lungo quasi tutto l’areale italiano della trota mediterranea, comprese le aree appenniniche di pertinenza del Parco: migliaia le analisi genetiche effettuate su altrettanti esemplari, circa 120.000 uova embrionate e oltre 250.000 gli avannotti rilasciati in diversi siti, oltre 4.000 le trote non autoctone eradicate, 150 i pescatori formati e coinvolti in attività di monitoraggio.
«Il Parco dei Sibillini ha rappresentato una "roccaforte" per le ultime popolazioni di trota mediterranea dell'intero Appennino umbro-marchigiano» ha sottolineato Alessandro Rossetti, biologo e funzionario del Parco. «L'esperienza maturata nel progetto LIFE STREAMS e nel precedente LIFE TROTA ha contribuito a definire le Linee Guida Nazionali per la conservazione di questa specie e ad allacciare costruttivi rapporti di collaborazione con le Regioni Marche e Umbria». Federico Morandi, veterinario e funzionario anch’egli del Parco, ha evidenziato il ruolo dell’ente nella realizzazione di un incubatoio presso il vecchio mulino di Ussita, in sinergia con l’amministrazione comunale e la regione Umbria: «abbiamo allocato in apposite vasche le uova fecondate artificialmente per la schiusa e la successiva re-immissione in siti fluviali selezionati». Accanto alle azioni sul campo sono state organizzate anche formazioni specifiche per i pescatori e altre attività di sensibilizzazione sul valore della biodiversità e della tutela degli ecosistemi fluviali.
«La salvaguardia della trota mediterranea» ha concluso la direttrice del Parco, Maria Laura Talamè, «non è solo un impegno ambientale ma una priorità strategica per il territorio del Parco. Attraverso il progetto LIFE STREAMS abbiamo contribuito a ripristinare le popolazioni native, certi che tutelare questa specie significhi proteggere l’integrità dei nostri ecosistemi e l’economia sostenibile del territorio. Solo attraverso una collaborazione integrata tra istituzioni, scienza e cittadini potremo garantire fiumi sani e consegnare alle future generazioni un patrimonio naturale ancora ricco di biodiversità».
IL PROGETTO LIFE STREAMS MIRA AL RECUPERO E ALLA CONSERVAZIONE DELLE POPOLAZIONI DI TROTA MEDITERRANEA, SALMONIDE ENDEMICO DELL'AREA MEDITERRANEA PROTETTO DALLA DIRETTIVA HABITAT. IL PROGETTO È COFINANZIATO DALLA COMMISSIONE EUROPEA TRAMITE IL PROGRAMMA LIFE E VEDE TRA I PARTNER IL PARCO NAZIONALE DELLA MAIELLA (CAPOFILA), L'AGENZIA FORESTALE REGIONALE PER LO SVILUPPO DEL TERRITORIO E DELL'AMBIENTE IN SARDEGNA - FORESTAS, ISPRA, LEGAMBIENTE, NOESIS SNC, L'ENTE PARCO DI MONTEMARCELLO-MAGRA-VARA, IL PARCO NAZIONALE DELLE FORESTE CASENTINESI, MONTE FALTERONA E CAMPIGNA, IL PARCO NAZIONALE DEI MONTI SIBILLINI, IL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO, L'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA.
La gestione del cinghiale è una attività che il Parco Nazionale dei Monti Sibillini porta avanti sin dal 1994. A partire da quella data l’ente ha avviato un piano per monitorare e contenere la popolazione di questo suide entro limiti ritenuti compatibili con il mantenimento degli equilibri ecologici e, in particolare, con gli “agroecosistemi”, al fine di proteggere e tutelare le colture agricole. Le ragioni del contenimento si debbono soprattutto ai danni che il cinghiale arreca all’agricoltura e che comportano indennizzi per i quali il Parco impegna ogni anno somme ingenti. Si tratta di un piano articolato, reso ancor più attuale a causa della diffusione della peste suina africana che vede nel cinghiale il principale vettore di contagio.
D’altra parte, questo animale riveste un ruolo fondamentale nella catena trofica del Parco, poiché è preda principale del lupo, specie di interesse comunitario. Le misure gestionali adottate devono pertanto tenere in considerazione l’insieme di vari fattori con l’obiettivo di assicurare il mantenimento di una popolazione di cinghiale compatibile con le finalità di conservazione del lupo e di salvaguardia e valorizzazione delle attività agro-silvo-pastorali tradizionali. Le stime della popolazione di questo suide nel territorio del Parco si attestano ormai stabilmente sopra le mille unità, con picchi che hanno sfiorato i 1800 individui nell’anno 2022. Tra le tipologie di intervento previste dal piano vi è quella del prelievo selettivo effettuato sia con abbattimenti tramite carabina affidato a cacciatori abilitati, sia con le catture. Sono operazioni condotte su siti autorizzati, sempre sotto la supervisione del responsabile scientifico del piano e del reparto Carabinieri “Parco”.
Quello che ci interessa però mettere in evidenza è il Sistema Informatizzato del Prelievo Selettivo (SIPreS), un sistema progettato dal Parco, con interfaccia web, disponibile online sia su smartphone che su tablet, e utilizzabile anche con un normale computer, ovviamente dai soli soggetti abilitati. Il SIPreS permette in tempo reale di gestire le prenotazioni giornaliere delle attività di prelievo, l’assegnazione di apposite fascette per gli abbattimenti, la gestione dei siti fissi e dell’archivio degli operatori di selezione; permette inoltre di effettuare controlli e verifiche in tempo reale sullo svolgimento delle attività anche da parte dei Carabinieri “Parco”. Gli operatori di selezione sono tenuti a indicare, sempre attraverso il sistema, l’ora di arrivo sul sito, l’ora del tiro eventualmente effettuato, il sesso, la classe di età e il numero di fascetta attribuita al cinghiale abbattuto, l’ora di chiusura dell’attività.
Un sistema articolato, dunque, che consente di tenere sempre sotto controllo le operazioni di abbattimento selettivo autorizzate e che sta a indicare l’attenzione con cui l’ente ha affrontato e continua ad affrontare un tema centrale per cercare di prevenire situazioni di potenziale conflitto con gli agricoltori, mantenendo una popolazione di cinghiale ben strutturata e adeguata a ricoprire il ruolo ecologico della specie negli ecosistemi del Parco. Per informazioni di dettaglio sul piano di gestione del cinghiale: https://www.sibillini.net/attivita/attivita/pianoCinghialeMonitoraggioCapriolo/index.php
Si sta effettuando nel territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini il censimento della starna e della coturnice. Si tratta di uccelli di medie dimensioni dell’ordine dei galliformi, che svolgono le loro attività prevalentemente sul terreno, essendo poco propense al volo. Entrambe le specie sono legate agli ambienti aperti di prateria con presenza di arbusti, ma la starna predilige gli ecosistemi agricoli collinari e montani, mentre l’habitat ideale della coturnice è rappresentato dalle praterie di alta montagna. Per questo motivo la loro sopravvivenza è messa a rischio dalle trasformazioni degli ecosistemi agricoli e di prateria, dovute all’abbandono delle attività agro-pastorali tradizionali, o alle attività intensive e che fanno massiccio uso di fitofarmaci. Un altro importante fattore di minaccia per le due specie soprattutto in passato è stato rappresentato dalla caccia indiscriminata che ha portato allo loro estinzione locale su vaste aree della penisola; la starna italica, sottospecie endemica italiana, è persino considerata estinta in natura ed oggetto di recupero nell’ambito del progetto Life “Perdix” coordinato dall’ISPRA.
Le attività di monitoraggio e conservazione della coturnice sono effettuate dal Parco in maniera continuativa da oltre dieci anni, in collaborazione con l’Università della Tuscia e con la Regione Umbria; oltre ai censimenti primaverili e autunnali, viene effettuato anche il monitoraggio satellitare su diversi individui catturati in natura e dotati di “zainetto” GPS; presso il centro di Torre Certalda della Regione Umbria è stato inoltre costituito un nucleo di coturnici riproduttive dei Sibillini, utilizzate anche in interventi di ripopolamento sul Monte Coscerno. Il monitoraggio sta confermando che la popolazione di coturnice dei Sibillini, la più consistente di tutto l’Appennino umbro-marchigiano, si mantiene costante nel corso degli anni. Il monitoraggio della starna, avviato solo da un paio d’anni nell’ambito di un accordo tra il Parco e l’ISPRA, sta invece rivelando che la popolazione di questa specie nel Parco rappresenta probabilmente il nucleo più consistente dell’intera Italia.
Per entrambe le specie, le tecniche di monitoraggio sono le medesime e consistono nell’ascolto dei maschi cantori – stimolati da appositi richiami - nel periodo degli accoppiamenti in primavera, e dalla conta alla fine dell’estate, con l’ausilio di cani da ferma condotti da operatori abilitati dall’ENCI, con l’obiettivo di quantificare il successo riproduttivo. Ai censimenti collabora anche il personale dei Carabinieri Forestali. In alcune aree le due specie possono coesistere. Al fine di coordinare le attività di monitoraggio delle due specie, confrontando i relativi metodi utilizzati e le esperienze acquisite, il Parco ha promosso un incontro con l’ISPRA e l’Università della Tuscia, che si è svolto nel mese di marzo, nell’ambito del quale i due enti di ricerca hanno concordato modalità di collaborazione costruttiva e di scambio proficuo di dati e di esperienze.
La foto mostra una coturnice appena catturata e dotata di “zainetto” satellitare da parte dei ricercatori dell’Università della Tuscia.
Corrado Perugini è un ingegnere che vive a Civitanova Marche, con una lunga esperienza professionale e politica alle spalle. Negli anni ha rivestito il ruolo di consigliere comunale nella città in cui risiede e attualmente è dirigente regionale di Forza Italia. Ha assunto l’incarico di commissario del Parco Nazionale dei Monti Sibillini a inizio anno, su nomina del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, succedendo al professor Andrea Spaterna. Conosce molto bene il territorio del Parco perché da sempre lo frequenta, in particolare l’area di Fiastra dove possiede una casa.
«La mia priorità è rafforzare il ruolo del Parco come presidio di tutela ambientale, ma anche come motore di qualità territoriale e volano turistico: tutela degli ecosistemi, salvaguardia della biodiversità e prevenzione dei rischi naturali insieme alla necessità di valorizzare il Parco come paesaggio culturale. Siamo in un contesto fatto non solo di natura, ma anche di borghi, tradizioni, agricoltura, allevamento, sentieri storici e identità locali. Tutto questo rappresenta un punto di forza straordinario su cui, come Parco, stiamo costruendo il nostro percorso, grazie a uno staff di persone qualificato, capace e determinato. Fondamentale sarà alimentare e proseguire un dialogo aperto e costruttivo con tutte le componenti che vivono il Parco, a cominciare dai Comuni, le associazioni, le imprese locali, i cittadini e i visitatori. Dobbiamo essere capaci di far percepire l’ente come un’opportunità di sviluppo, un alleato tecnico e istituzionale e non come un vincolo. Tutela della natura e qualità della vita delle comunità devono crescere insieme per far sì che il Parco possa sempre più affermarsi come spazio ideale per un turismo consapevole e sostenibile. L’obiettivo è che il visitatore non venga a “usare” il territorio ma che invece lo viva per conoscerlo, rispettarlo e sostenerlo portando con sé un’esperienza e non un semplice click».
Nella foto il Commissario Corrado Perugini durante un'escursione.